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mercoledì 27 novembre 2013

Con un fiocco rosa tra i capelli

Il flusso della mia coscienza è continuo, freme. Parla su se stesso, per associazione di immagini e idee; vuole che io scriva, che scatti altre istantanee. 
Questa è l'ultima parte del mio elenco, ve lo giuro.


Il mio accappatoio rosa, il caffè, la cioccolata, lo yogurt, la cannella, il ristorante indiano, la cucina internazionale, le spezie, la neve, il Natale in Francia, i campi gialli di mostarda di Digione, sciare, le baite, quella bufera incredibile con il ghiaccio che bruciava sulla faccia e le lacrime che scendevano per il dolore strappate via dal vento, quando tu mi hai salvata, il suo soffio caldo che riscalda le mie mani, andare ad un appuntamento correndo per non far scoppiare il cuore prima di arrivare, continuare a farlo anche a tutti gli appuntamenti successivi, le farfalle nello stomaco, ritrovare Jane Austin che pensavo di aver perso, un regalo inatteso, una felpa calda, le bacheche con le foto, i biglietti d'aereo, i vestiti bianchi d'estate sulla pelle abbronzata, le spiagge bianche, i materassini, le traversate oceaniche, il gelato, le stelle, la luna, i panorami che mozzano il fiato, piangere di emozione, prendere le mani, le parole sussurrate, mettersi all'orecchio una farfalla rosa, i braccialetti porta fortuna, svegliarsi propositivi, andare in motorino da soli, andare in motorino con qualcuno, le panoramiche, guidare cantando a squarciagola, affezionarsi alla "P" di principiante e non volerla più togliere, incidere scritte su tavolini di legno, dire "ti voglio bene", dire "ti amo", sentirselo dire e sentire che è vero, andare allo stadio, guardare le partite di calcio, di calcetto, di football, correre in campo, fare quello che dice il proprio impulso, avere paura di farlo, ma farlo lo stesso, poi prendere decisioni pensate ed esserne certi ogni secondo di più, prendere un bel voto, scrivere, leggere, essere sopravvissuti alla matematica, alla fisica, alla chimica, parlare, ascoltare, guardare una persona stando in silenzio, nascondersi sotto le coperte, buttarsi a letto, dormire con qualcuno che si ama, che ti è accanto al risveglio, andare al cinema, andare a teatro, tirare sassolini in acqua, sedersi in riva al mare, le feste, le cene, i pranzi, il francese, aver fatto la ragazza pon-pon anche solo per una sera, i testi delle canzoni, le lettere d'amore, le cotte alle elementari, il ghiaccio che si scioglie, fare a palle di neve, buttarsi sulla neve fresca, mangiare la neve fresca, i mondiali di calcio, il cibo buono, e cucinarlo, tenere un diario, gli ultimi giorni di scuola, la nostra ultima sera prima del primo giorno di scuola, insieme, Moulin Rouge!, e sperare tutte le volte che Satine riesca a fuggire con Christian, parlare con i propri pupazzi facendo loro discorsi molto seri, fare la lotta, fare i versi, farsi prendere in giro e riderne a crepapelle, la tequila, sale e limone, fare scritte sulla sabbia, avere una sorella e sapere che nonostante tutto le vorrai sempre bene e che quel "nonostante tutto" e quel "sempre" sono veramente veri, usare "veramente" come rafforzativo di "vero", avere una buona memoria e ricordi ancora migliori, guardare l'alba, le poesie, fare le bolle nei bicchieri con le cannucce, le parole piacevoli al suono, la bella grafia, la notte, le lucciole, i fuochi d'artificio, mia mamma che sbaglia le parole in italiano, o i modi di dire, il cuore che mi si scioglie quando vedo che è triste, e il bisogno implacabile di abbracciarla, i pranzi della domenica di mia nonna, doverle dire "basta così" non appena inizia ad impiattare per via del suo scoppio ritardato, l'acqua fredda quando si ha veramente sete, ascoltare la musica dividendo le cuffiette, impacchettare i regali, mettersi un fiocco rosa in testa, i post-it, gli aperitivi con le amiche approvati all'unanimità, le rimpatriate, i bagni di notte, i bagni d'inverno, i bagni vestiti, i bagni nudi, prendere le onde, buttarsi in mare prendendo la rincorsa, le coccinelle, mia sorella che guarda sempre gli stessi film finché non li sa a memoria, i suoi filmati stupidi ma geniali, trovarli e guardarli di nascosto, e magari con i miei amici, il tè verde marocchino, fare discorsi esistenziali, le ultime due ore di matematica del venerdì, sopportarle solo grazie alle risate pazze, dare nomi ad oggetti inanimati, il cheescake, le mattinate newyorkesi con il cappuccino take away e il muffin gigante portato dalla mamma per colazione, la Tour Eiffel, i campeggi, i fiori secchi tra le pagine dei libri, le luci che si riflettono sul mare, i CD di Jovanotti, rotolare, le recite scolastiche, i saggi di danza e i merda-merda-merda dietro alle quinte, le caldarroste, l'arcobaleno, il tiramisù,  fare le crêpes, l'odore dei sigari, il fumo che esce dalle case, essere sul punto di addormentarsi sulla moquette del corridoio di un hotel alle 4.44 in condizioni critiche, l'odore di burro d'arachidi e noccioline tostate che si respira a New York, gli hamburger "quelli buoni", i buchi nei jeans, sottolineare le frasi nei libri, spalmare la marmellata, consolare le persone, pane olio e sale che mi faceva la nonna a merenda rigorosamente davanti ai cartoni animati, i fiocchi fluttuanti dei pioppi.

Sorridere di cuore, con un cappello alla francese

La mia lista non era completa(vi tocca)

i giochi dalla nonna, i giochi in paese,i falò di primavera, i falò in spiaggia, accendere fuochi, fare sorprese, cantare soli in casa in playback davanti allo specchio, fare la doccia, farsi lavare i capelli, le gite scolastiche, l'esame di maturità, fare shopping, i cappelli alla francese, guardare i film la sera con tutta la famiglia lottando per la postazione migliore sul divano, dedicare canzoni, dire "grazie", affezionarsi ai vestiti, ricordare le battute dei cartoni animati che si guardavano da bambini, le grigliate, il primo maggio sul monte Pu, sdraiarsi sull'erba, raccogliere fiori, ricevere fiori, pensare al futuro, amare dei ricordi, scegliere, andare sui roller, brindare, i rossetti, avere una vicina di banco bionda che quando entra un po' di luce in classe diventa dorata, volerle bene, respirare a fondo, le fotografie, i filmati, la birra, la cantina con la brandina e le candele di Halloween, il letto di camera sua, sdraiarsi per terra, credere in qualcosa, vedere papà come un supereroe, mangiare le ciliegie più grosse, rosse e perfettamente lucide dall'albero gigante dei nonni senza riuscire a smettere, guardare le stelle cadenti, l'odore delle brioches di mattina, i fari, le gite in canoa, le gite in pedalò, provare entusiasmo perché è lunedì sera e c'è una nuova puntata di Grey's anatomy, guardare il cellulare sperando di ricevere un messaggio e riceverlo in quell'esatto momento, voler bene ai posti, innamorarsi di odori e profumi, i dejavù, capire di aver sbagliato, ma sapere di essere più forte di prima, pensare a qualcuno è sentirlo vicino anche se è dalla parte opposta del mondo, essere felici di tornare per quello che ci aspetta a casa, essere felici di partire per quello che ci aspetta da scoprire, quella mattina in cui nonna mi ha insegnato a fare la torta di riso, aiutare nonno-pèpè a cucinare les escargots per la vigilia di Natale, il karaoke con gli amici, le parole crociate di gruppo, il poker, il poker alcolico, buon anno e io ti sposo, fare progetti, i musei d'arte, i parchi, i laghetti, andare in barca, guardare fuori dai finestrini e pensare che la luna ci segua, contare tutti gli animali che si incontrano durante un viaggio in macchina, innamorarsi di un paio di occhi o di un sorriso o di due mani, perdonare, sorridere di cuore, correre sotto la pioggia, i barbagianni, dire "brutto" ad un pavone perché apra la coda a ruota, le cacce al tesoro, il sapore del mare, l'odore del borotalco.


Sorridere di cuore, con un cappello alla francese.
Photo by Giulia Federigi

domenica 24 novembre 2013

Tramonti, sorrisi e muffins

Quando ho scoperto Il sale della vita, l'ho letto tutto d'un fiato.
È un libro piccolo, appena 150 pagine; un elenco di immagini, un flusso di ricordi che si susseguono per associazione nella mente della scrittrice, un viaggio nella memoria.
L'autrice è Françoise Héritier, antropologa allieva di Lévi-Strauss, a cui è succeduta nella cattedra di Antropologia sociale al Collège de France. Tra le pagine del suo libro la Héritier ritorna Françoise, non più l'antropologa ma la donna; eppure, in ogni dettaglio da lei raccolto e impressionato sulla carta come una fotografia, emergono la sua sapienza di studiosa dell'uomo, il suo amore per ciò che più intimamente lo anima e lo compone. Ogni parola è dotata di una forza speciale, contiene al suo interno una storia, rendendo quel libro timido un romanzo infinito.
Un lungo elenco, una serie di parole in sequenza e delle virgole, è bastato a cambiare la mia prospettiva. La forza delle parole, in tutta la loro potenzialità, è riuscita a smuovere in me ogni cosa bella che mi apparteneva, che in quel momento era scivolata giù, sommersa solo da un malumore estenuante. Non volevo essere una ragazza triste; mi sono lasciata investire completamente. Quando ho girato l'ultima pagina la mia mente, proprio come lo era stata quella della scrittrice, era ormai invasa dalle immagini, da tutte quelle cose che mi rendevano felice; ed erano così tante, crescevano su loro stesse, che non ho potuto fare a meno di scriverle. Anche io dovevo scrivere il mio personale elenco. Per giorni ho scritto su un'agenda rosa tutte le gioie a cui non posso rinunciare, che non voglio dimenticare. Per evitare che il mio ego smisurato dilaghi, ho scelto di diluire il mio elenco in diverse pagine, ma non voglio selezionare tra i miei ricordi, a costo di logorarvi e annoiarvi a morte: ognuno è speciale, e, magari, tra le parole si farà largo un tesoro prezioso in cui ritroverete qualcosa di vostro, che vi farà venire voglia di prendere carta e penna e iniziare, anche voi, la vostra lista.
"C'è una leggerezza, una grazia tutta speciale, nel semplice fatto di esistere"- dice la Héritier- ed io aggiungo che tutto il bello viene ancora dopo, e ce n'è tanto. Basta saperlo cogliere, anche nelle sottigliezze che ci alleggeriscono il cuore, anche nelle tristezze più grandi che ce lo appesantiscono.
Un giorno un amico speciale mi ha lasciato un commento, in fondo ad uno dei nostri romanzi preferiti, il manifesto della beat generation On the road (oh, la magia dei libri, che passano di mano in mano, e legano le persone). Oggi lo voglio citare, in questo piccolo inno alla vita.
Prendere in mano la vita e guardarla, tirarne fuori tutto il bello e il brutto, che poi è sempre bello. -G

E io comincio da questo: avere incontrato te. Cantare, ballare, prendere il sole sul viso quando l'estate si inizia a scorgere, o quando invece sta per andarsene ma ne resta ancora un po', fare le capriole in acqua, nuotare, immergersi, i tuffi, le urla liberatorie in motorino attraversando le gallerie "tanto non mi sente nessuno", parlare da sola " tanto non mi sente nessuno(spero)", gli abbracci che vorresti prolungare all'infinito, i baci, in bocca, sul collo, sulle mani, sulla fronte, sugli occhi, quelli dati e quelli ricevuti, le carezze, stupirsi per un momento mentre lo si sta vivendo, sentirsi fortunata, scriversi "libera" sul polso, guardarsi allo specchio e sentirsi bella(almeno per un po'), legarsi i capelli, slegarseli, toccarli, annusarli, uno sguardo, un sorriso, il mare, il tramonto, il terrazzo di casa mia, le passeggiate-mare, le panchine, viaggiare, prendere aerei, scendere dagli aerei e sentire un'aria nuova, ridere senza riuscire a contenersi, fare muffins. [...]

L.